Prendiamo come punto di partenza il testo Yogasutra di Patanjali che descrive lo Yoga come un sentiero dalle 8 braccia.

Possiamo leggerlo e comprenderne i significati più profondi leggendo il libro "La scienza della realizzazione del Sè" scotto da Roy Eugene Davis.

Ma volendo soltanto accennare all'argomento, possiamo dire che lo yoga (che significa unione) nel suo significato più completo viene definito Ashtanga Yoga o anche Raja Yoga (o yoga Reale).

Innanzitutto prendiamo in considerazione il stura II, cap.1 che dice: “Yoga Chitta Vritti Nirodha ovvero "Lo yoga estingue le modificazione della mente".

Ad esempio se agitiamo l’acqua del mare,  la sabbia del fondale si alza e non si vede più niente. Ma se lasciamo l’acqua quieta, le particelle in sospensione lentamente si depositano, l’acqua diventa trasparente e tutto diventa più chiaro. Lo stesso vale per la nostra mente, i pensieri che continuamente si agitano non consentono di ragionare con serenità e di vedere le situazioni con chiarezza.

Lo yoga ci indica il metodo per mettere in pratica tutto questo.

 

 

 

Il percorso dello yoga è suddiviso in 8 "braccia":

  • Yama (astensioni, traguardi etici universali): Ahimsa -non violenza, satya-veridicità, asteya-onestà, brahmacarya- purezza morale, aparigraha-non attaccamento
  • Niyama (osservanze di autopurificazione): saucha-pulizia, santosa- contentezza mentale, tapas-ardore, svadhyaya-studio e ricerca interiore, isvara-pranidhana-abbandono al Divino
  • Asana (Posture)
  • Pranayama (Controllo del Respiro)
  • Pratyahara (Ritiro dei Sensi)
  • Dharana (Concentrazione)
  • Dhyana (Meditazione)
  • Samadhi (Unione con il tutto, Realizzazione del Sè)

 

Teniamo  in considerazione anche quello  che i maestri affermano, cioè  che avremo possibilità di successo solo attraverso l'esercizio costante e ininterrotto, questo esercizio costante e ininterrotto viene chiamato " Sadhana" 

Il termine Sadhana è una parola sanscrita che significa  "Pratica" , un significato di movimento da un posto ad un'altro.   Patanjali descrive i due pilastri della Sadhana (pratica),

 

ABHYASA e VAIRAGYA:

  

Abhyasa è esercizio costante e ininterrotto, Vairagya è lasciare andare, affidarsi alla Grazia.

Lo yoga praticato costantemente ci conduce al distacco dalle cose superflue e avremo più sete di esperienze. Grazie a questo stato di vairagya siamo in grado di vedere chiaramente, le nostre lenti non sono più colorate. Pertanto chiunque si avvicini alla pratica yoga, deve essere consapevole che senza Abhyasa e Vairagya non è possibile ottenere lo stato finale di Samhadi che lo yoga indica come obbiettivo.

 

 

 

Noi cercheremo di approfondire il percorso completo dello yoga, che culmina nel Kriya Pranayana, restando fedeli  al nostro Maestro Roy Eugene Davis ed a tutta la linea di Maestri del Kriya Yoga.

 

 

 

 

 

 

 

I cookie ci aiutano a fornire i servizi nel nostro sito. Utilizzando il sito l'utente accetta l'uso dei cookie secondo le nostre linee guida.